Ore 3,34 del 24 agosto 2016

Un tremore della libreria e del letto, nonché dell’armadio nell’altra camera, mi sveglia dal torpore che, da tempo, caratterizza le mie notti dal sonno molto irregolare.

Altrettanto accade a mia moglie ed entrambi, memori dell’analoga situazione del 6 aprile 2009, che fu più forte tanto da farmi intuire un terremoto molto violento se, noi, così lontani dall’Aquila, l’abbiamo “avvertito” distintamente; così fu, infatti, e tutti sappiamo quale catastrofe avvenne.

In quest’occasione, la dimensione del sisma che sembrava più contenuta, ci ha indotto a pensare a un epicentro più lontano o a una magnitudine inferiore.

Nessuno di noi due ha più ripreso a dormire e attraverso la televisione abbiamo iniziato a seguire le notizie sull’evento, che, più il tempo trascorreva, più delineavano un quadro della situazione dei numerosi paesi e frazioni coinvolte, sempre più drammatico.

Tutto il resto della notte proseguì così.

Solo la mattina presto, mentre proseguivamo la visione dei notiziari televisivi, mi venne in mente di verificare l’orario del sisma dell’Aquila, sul quale scrissi una pagina in occasione del funerale di 205 vittime delle 290 accertate: l’orario era quello delle 3,32 quasi identico a quello in questione. Ne ho fatto cenno su FB solo per evidenziare la coincidenza sconvolgente ma occasionale.

La mia iniziativa attuale, dopo l’introduzione che è una nota di colore, ha ben altri intenti.

In primis devo ammettere, essendo sempre stato molto critico nei confronti delle omelie funebri, di esser rimasto molto colpito da quella del vescovo d’Ercole, del tutto non convenzionale, per la sua semplicità, chiarezza e vicinanza al sentire dei sopravvissuti.

La mia età ha conosciuto numerosi di questi tragici eventi legati alla diffusa rischiosità geologica della nostra terra: Belice 1968, Irpinia 1980, Friuli 1976, L’Aquila 2009, Emilia Romagna 2012, Umbria e Marche 1997, Basilicata e Calabria 1998, oggi Italia centrale 2016.

Questo è un dato storico agghiacciante al quale si coniuga un altro terrificante connotato, forse, più distruttivo dello stesso terremoto: l’incapacità di gestire le emergenze con professionalità e prontezza degli interventi che era accettabile per gli episodi più lontani nel tempo, per ovvi motivi legati alle strutture inadeguate e agli enti preposti ancora impreparati a far fronte a simili eventi, sia con gli uomini e sia con i mezzi tecnici inadatti, non è più tollerabile nel 2016.

Questa capacità di affrontare nel modo giusto e nei tempi adeguati le grandi difficoltà che si presentano in queste calamità, è migliorata molto, pur se nella situazione in questione, sono giunti per primi i volontari e gli “sciacalli”, rispetto alle forze deputate all’uopo giunte, se non vado errato, dopo circa cinque sei ore…

Comunque sia, l’emergenza immediata è stata efficiente, considerando l’estensione e l’orografia dei luoghi.

Lo dimostrano le persone estratte dalle macerie, ancora vive e la logistica in generale.

Quello che m’impensierisce e deve preoccuparci è l’evolversi del dopo “emergenza”!

Il problema vero è non solo reperire le risorse ingenti necessarie per la ricostruzione delle zone distrutte, ma la capacità di governare la sua attuazione, visti i precedenti di molti dei terremoti citati, le cui comunità versano ancora in precarie condizioni di vivibilità umana e sociale.

Quando si scopre, in questo caso e in altri, che i soldi per l’attuazione delle modifiche antisismiche c’erano e sono rimasti inutilizzati e/o spesi malamente perché nessuno controllava i lavori, le qualità dei materiali e tutto ciò che inerisce ai lavori edili in siti a rischio sismico, c’è da nutrire più di un dubbio e ciò costituisce un altro terremoto, di cui non è colpevole la Natura, ma la natura umana degli amministratori pubblici a tutti i livelli, cui deve aggiungersi l’ignavia, quando non la corresponsabilità di ciò, grazie alla corruzione strisciante che s’insinua negli appalti pubblici, quindi, all’inquinamento e alla connivenza con imprese prive di scrupoli che usano più sabbia che cemento, sicure della mancanza dei controlli da parte dei tecnici preposti a questo.

Ora di fronte a tutto ciò, ci dobbiamo fare un grande esame di coscienza e pretendere che finalmente chi è deputato ad amministrare e favorire le iniziative a favore delle proprie comunità, si adoperi, finalmente, a svolgere il proprio lavoro con onestà, competenza e buona lena, senza rimanere impigliati nelle maglie di una burocrazia becera e ottusa, con i suoi regolamenti e protocolli creati nelle grigie stanze della cosiddetta “Pubblica amministrazione”.

Il governo, per il momento sbandiera i primi 50 milioni di € per le “prime” necessità; scopre, finalmente forse, che spendere per la prevenzione rappresenta un risparmio notevole,  non solo negli eventi sismici ma anche per quelli del territorio colpito dalle calamità “naturali” che, spesso, normali non sono, ma solo il frutto dell’incuria e d’inaccettabile indolenza e di assenza di responsabilità verso noi cittadini e verso la Nazione.

Le risorse da raccogliere per avviare dei programmi seri di consolidamento degli immobili, degli uffici pubblici, delle scuole, dei siti religiosi e archeologici ecc. saranno immani ma, a conti fatti con l’esperienza acquisita, sempre inferiori a quelle necessarie per ripristinare, ricostruire e… ridare fiducia e speranza alle comunità che hanno sempre contribuito, con le loro, spesso ingenti tassazioni, a finanziare una macchina statale, che quando, poi, dovrebbe ricambiare i cittadini per metterli in condizioni di riavere le loro case, le loro attività agricole, artigianali e industriali, le vite sociali, culturali delle loro comunità, va letteralmente in panne come una vecchia auto che ha percorso troppi chilometri (nel senso sbagliato però) e che non trova mai un meccanico in grado di rimetterla in cammino… senza più rompersi!

I soldi, se si ha la volontà politica e la capacità caratteriale di mantenere le numerose promesse e gli impegni, tanto sbandierati negli ultimi anni, si possono trovare, almeno in buona parte dall’attuazione di quella fantomatica e mai attuata (se non in piccola parte) della riduzione delle spese e degli sprechi pubblici!

Intanto, s’inizi ad abolire tutti i vitalizi non derivanti da contribuzioni effettuate; si diminuiscano gli stipendi dei boiardi pubblici e di alcuni dipendenti come gli addetti alla Camera e al Senato, (barbiere più di centomila euro l’anno, commessi intorno agli 8/10mila euro mensili); il segretario della camera che ha uno stipendio superiore a quello di Obama; alla Banca d’Italia; ai consiglieri regionali; agli Enti pubblici, la cui chiusura è sempre e solo stata annunciata; agli sprechi per le scorte inutili; alle manifestazioni inutili o meglio solo utili a fini elettoralistici e via dicendo!

In poche parole lo Stato (con la S maiuscola), si comporti finalmente come recita il codice civile, da buon padre di famiglia e non da dissennato dissipatore di risorse economiche e umane, affinché ci garantisca a tutti noi, fieri di essere Italiani, finalmente di sentirci “Cittadini” e non solo sudditi, tra l’altro pure compiacenti!

Non provi a ricorrere a operazioni subdole e addirittura a prelievi dalle pensioni o altre misure contro il buon senso, perché gli elettori alla fine ripagheranno i politici con aumentare la disaffezione verso “La casta”.

Lasci che gli italiani scelgano di propria volontà di dimostrare la generosità verso i loro connazionali così duramente colpiti, tramite i numerosi canali già aperti allo scopo.

Per quanto mi riguarda domani 29 agosto, disporrò un bonifico, per ora e poi vedremo se sarà ancora necessario, rimetterò mani al portafoglio.

Saranno delle gocce in un mare tempestoso, ma noi italiani siamo milioni e altrettante gocce possono anche fare un mare; se poi si uniranno anche le gocce dei privilegiati istituzionali, come sopra accennato, chissà che non ci sia un’inondazione… benefica, finalmente!

 

Questa voce è stata pubblicata in Digressioni varie. Contrassegna il permalink.