IL MATRIMONIO DI MIO FIGLIO

Il giorno tanto atteso è finalmente giunto.

Dopo alcuni anni di convivenza e dopo oltre venti anni di conoscenza, iniziata fra i banchi delle scuole medie, Maria Laura e Massimo hanno chiuso il loro ciclo affettivo, dal quale è nata anche una splendida figlia dal nome di Martina. L’hanno fatto con il naturale e civile epilogo di siglare il contratto di matrimonio che li responsabilizza e li impegna, in primis, fra loro e poi, nei confronti della società, diventando, così, a tutti gli effetti, una cellula della collettività.

La gestazione dell’evento è stata lunga, ma una volta decisi, la sua organizzazione è stata curata e precisa in ogni suo aspetto; non sono mancati alcuni piccoli inconvenienti procedurali e formali, risolti, poi, senza conseguenza alcuna.

Il giorno fissato per l’evento si è svolto, quindi, con sobrietà, tipica di un rito civile e con una grande partecipazione emotiva sia dei parenti, sia dei numerosi amici storici e non, molti dei quali non hanno rinunciato ad intervenire, nonostante ciò comportasse loro il disagio di spostamenti gravosi che non hanno solo riguardato l’ambito nazionale ma anche quello internazionale.

La professione di mio figlio, ingegnere edile, che ha lavorato per circa dieci anni all’estero e in diverse nazioni sud americane, gli ha permesso di stabilire delle relazioni amicali con alcuni colleghi che a loro volta hanno lavorato in diverse nazioni, continuando a tener vivo quel sentimento di amicizia, nato operando, fianco a fianco, nei cantieri delle grandi opere nelle quali erano impegnati. Alcune delle coppie intervenute al matrimonio e con bimbi piccoli al seguito, venivano dal Venezuela, dal Brasile, dalla Spagna, dalla Francia e persino dall’Australia. Quest’ultima mi ha commosso, perché partire dall’Australia, atterrare a Fiumicino alle tredici circa del sabato, arrivare verso le tre nel ristorante di Fregene sito sulla spiaggia, unirsi a noi per festeggiare gli sposi, per poi ripartire il lunedì, per ritornare in Australia, con due figlie di pochi anni, credo che sia stata una grande manifestazione di amicizia, quasi unica nel suo genere!

Altrettanto può affermarsi per i colleghi medici di Maria Laura, anche se le distanze percorse sono ben diverse, intervenire da Forlì e da Frosinone, ha rappresentato anch’essa una bella prova di attaccamento a Maria Laura.

Non si può negare, quindi, che entrambi gli sposi non abbiano saputo socializzare con i colleghi di lavoro, tanto da essere ricambiati con simili manifestazioni di affetto.

Tutto ciò, unito anche al caloroso abbraccio dei parenti di entrambi, ha contribuito a caratterizzare la festa di un’atmosfera densa di gioia, buon umore e “amore” nei riguardi degli sposi. Un clima tale, da essere da tutti apprezzato e più volte riconosciuto senza piaggeria.

Si percepiva quel giorno, complice il tempo sereno, la temperatura gradevole, la vista del mare calmo e brillante e anche la bontà del cibo mangiato, un senso di serenità e piacevolezza, come poche volte accade.

Dobbiamo, pertanto, ringraziare i due sposi che sprizzavano e distribuivano felicità, con il loro aspetto, fra tutti gli invitati.

Questo contesto gioioso e familiare mi ha indotto a riunire i miei parenti Maffucci intervenuti, perché ci facessimo fotografare tutti insieme, con lo sposo e Martina, ovviamente.

Quando sono riuscito a raccoglierli, Massimo compreso, che non è stato facile, tanto era conteso dagli invitati, ci siamo raggruppati all’esterno del ristorante al limitare della sabbia e rivolti verso il mare con il solo calante.

Ho trovato un nipote, non Maffucci ovviamente, ma Dolfi, al quale ho consegnato la macchina fotografica, raccomandandomi di studiare bene l’inquadratura per comprenderci tutti e di fare più di uno scatto per scegliere poi il migliore.

Con un po’ di apprensione per i risultati delle foto, mi sono avvicinato al gruppo, ho chiamato mio figlio a fianco, ho visto che eravamo al completo… ho dato il via libera ad Alessandro.

Scrupolosamente come istruito, ha fatto diversi scatti anche cambiando di poco l’angolo di ripresa, poi tra gli applausi allo sposo il gruppo si è sciolto: tutti i Maffucci erano stati immortalati.

Scoprirò poi, quanto questa definizione sarebbe stata quanto mai adatta!

La festa si è protratta ancora qualche ora, alcuni hanno iniziato ad andar via, salutando e ritirando l’originale bomboniera costituita da un’ottima bottiglia di vino Rosso di Montefalco, ma molti erano quelli che indugiavano, dando la netta sensazione che dispiacesse loro lasciare una tale compagnia ed una festa così ben riuscita.

Verso le undici Patrizia ed io salutando i pochi ancora presenti, e gli sposi, ovviamente, con un altro abbraccio misto di gioia e commozione, siamo andati via.

Il giorno dopo, domenica, ho scaricato tutte le mie foto e quelle fatte con la macchinetta fotografica di Maria Laura, che complessivamente ammontavano a circa ottocentocinquanta scatti!

Un lavoro lungo che affatica gli occhi, ma per mio figlio questo ed altro.

Il primo passo: prevede la scrematura delle foto, cancellando quelle sfocate o scattate a caso, quelle buie, quelle controluce, dove non si distingue nulla e quelle brutte sia per i soggetti fissati con smorfie, occhi chiusi o altre espressioni non fotogeniche. Questa prima azione ha ridotto il totale di più di cento unità.

Il secondo passo: consiste nel migliorarle, quando possibile, come colore, nitidezza, inquadratura ritagliandole e cancellare gli occhi rossi, causati dalla luce dei flash!

Il terzo passo è inviarne alcune ai soggetti fotografati, come promesso, non senza difficoltà per i modi d’invio che devono essere i più semplici possibili a causa della scarsa dimestichezza informatica di buona parte degli amici e parenti.

Quarto passo: stamparne già qualcuna, delle più belle e riuscite, da distribuire subito ai consuoceri, ai nonni e agli amici più prossimi.

Proprio mentre mi accingevo a ciò, mi sono ricordato delle foto del gruppo Maffucci, che ancora non avevo esaminato bene, ma solo di sfuggita: dovevo per forza mandarle ai miei cugini. Per lavorarle meglio e con più calma le ho copiate sul desktop del computer, così avrei fatto prima a estrarle e a inviarle.

Ormai avevo gli occhi affaticati e mi sono detto:< beh, queste possono anche aspettare domani… >.

Così è stato.

L’indomani ho ripreso la mia attività, ho inviato alcune copie a parenti e amici, lasciando per ultime le foto del gruppo familiare Maffucci, che avrei inviato da sole specificatamente a ognuno dei fotografati, insieme ad alcune parole di ringraziamento per essere intervenuti al matrimonio.

Scorro, quindi, tutta la lunga cartella per arrivare alle ultime istantanee, sono solo tre e tutte buone per la stampa: nessuno che si sia mosso o distratto, nessuno con gli occhi chiusi, nessuno in atteggiamento scomposto.

Decido di stamparle tutte e tre.

Apro il programma della mia stampante fotografica, scelgo il formato della carta, controllo se sia il caso d’intervenire con qualche modifica migliorativa, dopodiché avvio la stampa dei tre fotogrammi che in successione escono dalla stampante sovrapponendosi.

Dopo alcuni secondi le prendo con delicatezza e inizio ad esaminarle. Il formato venti per venticinque è abbastanza grande per vedere chiaramente e senza sgranature, le persone riprodotte.

A iniziare da mio nonno paterno, ovviamente, in queste foto vi sono la seconda, la terza e anche la quarta generazione nella persona di Martina, le altre seconde, terza e quarta generazione, per vari e validi motivi, non hanno potuto partecipare alla festa. Mi è dispiaciuto non riuscire a completare il gruppo di famiglia fotografato come speravo. Era un’idea che covavo da più di un mese e il solo pensiero di riunirci tutti insieme, già mi procurava un’emozione mista a gioia.

Anche se ridotto di numero, il gruppo mi ha procurato lo stesso un gran piacere.

La prima e la seconda foto sono molto simili, la terza anche… ma, nel momento stesso che l’ho tra le mie mani, esse iniziano a tremare e la foto cade sulla scrivania ed io rimango a fissarla con gli occhi sbarrati e con la mente sconvolta, non credendo di vedere ciò che invece appariva in essa, dietro ai miei cugini e nipoti.

Il corpo era percorso da brividi d’emozione, lo stupore di vedere ciò che era razionalmente impossibile, mi ha annichilito, incapace com’ero, di reagire e razionalizzare quanto mi stava accadendo.

Dietro i miei familiari sono apparse quattro figure affiancate, evanescenti meno nitide delle altre ma chiaramente visibili, con dietro di esse un’altra.

Cercando di superare lo sbigottimento che mi hanno provocato, mi sono chinato a guardare il più vicino possibile chi o cosa fossero mai queste… “persone”.

Solo così e non senza difficoltà cognitiva, ho riconosciuto in esse le fisionomie di zio Luigi, di zio Salvatore, di zia Giuseppina e… di mio padre. La figura dietro di loro non la riconoscevo, finché non ho avuto un’intuizione che, nella surreale situazione che stavo vivendo, poteva essere plausibile: < forse è l’effigie di nonno Vincenzo, ciò sarebbe coerente al momento o all’allucinazione che sto vivendo o… immaginando, perché solo di lui può trattarsi… almeno credo! >

In preda a questo turbinio di pensieri che nemmeno l’euristica riuscirebbe a dare un senso logico e a spiegare il fenomeno, lascio quell’immagine per vedere le altre due simili: esse non presentano nulla di anormale! Allora riprendo la prima foto, sicuro di non vedere più quelle immagini dei miei familiari, perché il mio stato emotivo alterato mi avrebbe indotto ad avere quell’illusione. Invece no la terza foto stampata riportava ancora le figure diafane di mio padre ed i suoi fratelli e… del nonno!

Ritorno all’originale sul computer per guardare se anche lì si vedevano le stesse figure, niente di tutto ciò, le immagini riguardavano solo noi cugini e nipoti e basta, allora riprendo la foto e di nuovo vedo quello che non dovrebbe esserci!

A questo punto spengo il PC, chiudo la stampante, infilo le foto in una busta ed esco in giardino per prendere una boccata d’aria fresca e cercare di allontanare il pensiero inquietante di aver subito un fenomeno paranormale, cui non credo ma che non riuscendo a spiegarmi sta mettendo in crisi la mia razionalità e sicurezza, e il mio equilibrio psicologico.

È altrettanto vero, però, che tale fenomeno, reale o immaginato che sia, a mente più fredda, mi appare un segnale di uno straordinario legame affettivo, fra le nostre generazioni attuali e quelle che ci hanno preceduto.

I nostri padri hanno voluto condividere la felicità e la gioia di questa giornata e si sono inseriti nei pixel della mia macchina fotografica, dandoci un segnale di compiacimento e di vicinanza a noi, loro figli e nipoti, da quel mondo superiore dove le loro anime si sono trasferite.

Questo pensiero consolatorio e rasserenatore mi ha, in parte, placato l’emozione di questo fenomeno.

Per tutto il resto del giorno, non ho potuto fare a meno di pensare a quella foto. Ho deciso di non parlarne con nessuno, neanche con Patrizia, cercherò di dormire questa notte e domani tutto mi sarà, spero, più chiaro!

Il mattino successivo, dopo una notte “difficile”, le ore di veglia, nonostante abbia cercato di stimolare il sonno con la televisione, sono state superiori a quelle di sonno.

Mi sono alzato molto presto e la prima cosa che ho fatto, è stata quella di rivedere le foto del gruppo familiare. Con molta circospezione, come se aprissi le carte di una mano di poker, allargo le foto: la prima è normale, la seconda pure, < Ecco è stata tutto frutto della mia immaginazione, ora vediamo l’ultima e tutto rientrerà nella “normalità”! > Così pensando sfilo la terza immagine e… i miei antenati stanno tutti lì in bell’ordine, con il sorriso stampato sul volto e… sembra che mi guardino.

Rimetto le foto nella busta e vado in cucina a fare colazione con Patrizia che è appena scesa.

“Ciao Patrizia!”

“Ciao, buongiorno Sergio… perché stavi di là nello studio, anche alle sette devi accendere il computer!”

“No, non ho acceso il PC, ho controllato se avevo messo in carica il telefono.”

“Ah, bene, fai il caffè allora!”

“Sì lo faccio subito, poi dopo, ricordami che ti voglio far vedere delle foto che ho stampato ieri, in aggiunta alle altre, sono quelle dove stiamo tutti i Maffucci presenti al matrimonio, sono venute molto bene… mi sembra, così mi darai il tuo parere su quale delle tre è la migliore per mandarle ai presenti…”

Dicendo queste parole cercavo di dissimulare l’emozione, ma dovevo verificare se quel fenomeno era reale solo per me o anche per altri.

“Sì dopo fammele vedere”.

Dopo pochi minuti, terminata la colazione, vado a prendere la busta e la porto in cucina.

“Tieni, scegli quella migliore, anche se sono tutte buone, così stampo un po’ di copie per noi e chi non ha il computer, mentre a chi ne è dotato, gliela invierò con la posta elettronica.”

Patrizia prende la busta, estrae le foto e le guarda tutte con cura, io che le sono vicino mi accorgo che ancora vedo le figure dietro di noi.

Dopo averle viste bene tutte e tre sceglie proprio quella “particolare”, affermando che stiamo tutti sorridenti e sereni e che è quella giusta da inviare loro, senza menzionare altro.

“Patrizia scusa, l’hai vista bene, non c’è proprio nulla di strano in questa, forse una delle altre due, sarebbe meglio…”

“No Sergio sono tutte e tre quasi uguali, però questa ha un qualcosa in più che merita.”

“Un qualcosa in più?” replico subito io, pensando che abbia notato che c’era veramente qualcuno in più e non qualcosa.

“Sì questa va benissimo, non vedo perché tu dici il contrario, quando sono tutte e tre quasi identiche!”

“Già hai ragione, sono tutte e tre uguali, quindi, va bene quella scelta”.

Riprendo le foto e torno nello studio, senza tradire la mia agitazione.

< Allora, sono solo io a vedere quelle figure, sono io l’elemento catalizzatore della visione, che solo a me appare >. Dico ad alta voce.

“Che fai parli da solo, ora!” fa Patrizia

“Sì Patrizia, mi starò rimbambendo per l’età”.

“Già da mo’ che lo dico io, era ora che te ne accorgessi!”

Se solo immaginasse, quanto mi è successo… altro che rimbambimento, ma non saprei come chiamarlo.

< Bene questo sarà un altro segreto con il quale dovrò convivere senza parlarne con nessuno, un segreto commovente, a prescindere dallo strano modo di apparizione che mi ha turbato e il pensiero che lassù qualcuno ci ama e ci segue non mi dispiace per niente >.

Nei giorni futuri, guarderò quella foto fin quando non sparirà la mia allucinazione… se mai sparirà!

 

 

 

 

 

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2 risposte a IL MATRIMONIO DI MIO FIGLIO

  1. Rita scrive:

    Accattivante come sempre, Sergio! Mi piace molto come hai condotto il lettore per mano a leggere del matrimonio del tuo figlio, scivolando impercettibilmente nel paranormale.